9 maggio 2022

Le posate biodegradabili sono resistenti?



Abbiamo ricevuto dai nostri lettori delle osservazioni riguardanti la resistenza delle posate biodegrabili.

Degli utenti si sono lamentati dicendo che le "vecchie" posate di plastica erano più resistenti e funzionali rispetto a quelle in bioplastica.

Discorso analogo, se ricordate, veniva fatto qualche anno fa con gli shopper monouso.

Proviamo ad analizzare il "problema" per individuare i motivi che portano i cittadini ad avere una simile impressione.

Primo aspetto da considerare è la materia prima.

Una bioplastica biodegradabile e compostabile (di qualunque tipo) è un materiale che deve avere alcune caratteristiche particolari ma le più importanti sono che deve degradarsi in determinate condizioni ambientali (temperatura, umidità...) e soprattutto dopo la degradazione non deve produrre sostanze nocive all'ambiente.

Accanto a queste specifiche ve ne sono altre legate alla sua trasformazione deve cioè poter essere lavorata "facilmente" in modo da ottenere i manufatti che ci interessano. 

Si deve trovare perciò un giusto compromesso tra tutte queste esigenze e la necessità di avere delle caratteristiche fisiche/meccaniche soddisfacenti.. 

Capite che solo una continua ricerca e un utilizzo sempre più massiccio di bioplastica (in modo da giustificarne le spese per gli investimenti) porteranno ad avere materiali più performanti.

Analizzato l'aspetto della materia prima esiste, come per le posate in plastica un discorso relativo al design del prodotto.

A seconda della conformazione e in sostanza del peso delle stoviglie avremo prodotti più o meno resistenti. 

In linea di principio avere prodotti più leggeri significa avere minori sprechi di materia prima e di energia, diciamo però che a tutto c'è un limite.

Esistono sul mercato posate con le quali si riesce a mangiare qualcosa e posate con le quali si mangia normalmente, sta a noi scegliere quali acquistare in base alle nostre esigenze, certo che con il costo della materia prima attuale anche 1 grammo di differenza incide notevolmente sul prezzo finale.

Ripeto dobbiamo essere capaci noi utilizzatori di capire se abbiamo bisogno di una posata resistente (per esempio per mangiare una grigliata in una sagra) oppure no e di conseguenza acquistare un prodotto idoneo sapendo però che la "qualità" ha un suo prezzo.

18 marzo 2022

Posate per sagre e feste nel 2022

 


Con la primavera ricomincia la stagione delle sagre e delle feste all'aperto.

La pandemia per fortuna sembra ormai alle spalle e tutti abbiamo voglia di riprenderci la nostra vita, uscire all'aria aperta e distrarci.

Con l'entrata in vigore anche in Italia della normativa sui SUP (Single Use Plastics) sono stati messi al bando una serie di prodotti che in passato erano molto utilizzati in questi eventi.

Da quest'anno non si potranno più utilizzare piatti e posate in plastica, come faremo allora a gustarci polenta e cinghiale?

Certo le sagre più organizzate dispongono di stoviglie in ceramica/metallo che vengono lavate sul posto con lavastoviglie per comunità. Non tutte le location però permettono una soluzione di questo tipo (indispensabile per esempio la presenza delle varie utenze necessarie).

Le alternative possibili concesse dal nostro legislatore sono le stoviglie prodotte con materiali compostabili (provenienti per almeno il 40% da fonte rinnovabile).

Per quanto riguarda le posate esistono molti prodotti sul mercato aventi differenti caratteristiche. Premesso che il risparmio delle materie prime nella produzione di oggetti monouso è fondamentale abbiamo trovato alcune posate che onestamente sono troppo leggere per poter pensare di mangiare i piatti tipici delle nostre sagre.
Eccone alcune che permettono invece di mangiare tranquillamente anche un secondo di carne o pesce.

 

Posate ZaBio
  

  

11 ottobre 2020

Il monouso ai tempi del coronavirus

Da qualche settimana è iniziata la seconda ondata di quella che è senza dubbio la peggiore pandemia degli ultimi decenni. Anche se è ancora presto per trarre indicazioni definitive è indubbio che questa esperienza traumatica sta lasciando in eredità a tutti noi diversi insegnamenti.

Le nostre abitudini sono per forza cambiate e gesti che ci sembravano naturali come una stretta di mano od un abbraccio sono diventati un lusso che è rischioso concedersi. Nella vita di tutti i giorni abbiamo poi imparato a convivere con mascherine, gel igienizzanti e distanziamento sociale.

Nel corso della prima ondata di questa primavera abbiamo imparato ad apprezzare per esempio i negozietti di quartiere. La concorrenza dei grandi centri commerciali con le loro offerte e i loro orari di apertura li aveva quasi fatti scomparire completamente ma in tempo di lock down quanti di noi hanno apprezzato il lusso di avere un panettiere o un fruttivendolo sotto casa?

Non c'è che dire la pandemia ci ha costretti a rivedere certi comportamenti e idee che ci sembravano definitive.

In questo contesto si inserisce anche il ruolo dei prodotti e delle stoviglie monouso. Senza voler minimamente mettere in discussione la dannosità di un loro uso eccessivo vogliamo qui sottolineare il fatto che in determinate condizioni questi prodotti siano molto utili.

Oggi nessuno si sognerebbe, per esempio, di proporre l'utilizzo di guanti, mascherine, camici e anche stoviglie che non siano monouso nei reparti o nelle mense degli ospedali. La gestione delle stoviglie lavabili in particolare sta diventando problematica anche nelle mense scolastiche o aziendali.

Esiste un problema relativo alle materie prime utilizzate e al loro recupero ma questo è un discorso già affrontato, qui ci limitiamo a suggerire una breve considerazione: se la pandemia fosse avvenuta tra qualche anno quando la legge sul monouso fosse già entrata in vigore con la conseguente chiusura di tutte le aziende italiane del settore come ci saremmo comportati? Ci saremmo rivolti a "mamma" Cina come abbiamo fatto (con alterna fortuna..) per tamponare la carenza di mascherine??

Forse prima di distruggere un settore che senza dubbio presenta delle criticità si potrebbe pensare a risolvere tali problemi mantenendolo in vita sia per ragioni economiche sia perché in certi frangenti può risultare strategico!!

20 maggio 2019

Il pasticcio del Parlamento Europeo sulle posate biodegradabili

La decisione del Parlamento Europeo è arrivata.
Dal 2021 stop alla produzione e alla distribuzione di una serie di articoli monouso in plastica tra cui stoviglie e posate.
Da più parti si è alzato il coro degli ambientalisti che vedono questa decisione come una grande vittoria.

Sensibilizzare la popolazione verso temi come la lotta all'inquinamento e il risparmio delle materie prime è senza dubbio un atto positivo ma ci permettiamo di uscire dal "coro" ed avanzare alcune osservazioni.

1- abbiamo già analizzato le alternative all'uso delle stoviglie in plastica e ne abbiamo evidenziato le criticità per cui non ci dilungheremo qui su questo punto.

2 - l'obiettivo in futuro sarà quello di puntare ad un'economia circolare intesa come la diffusione di prodotti facilmente recuperabili direttamente oppure tramite il riciclo delle loro materie prime.
In questo contesto la plastica rappresenta forse uno dei migliori esempi visto che se correttamente riciclata può essere riutilizzata all'infinito.


3 - Per come è stata scritta la norma (detto poi che apparentemente ogni singolo paese ha margini di manovra nel modo di attuarla) dal 2021 anche le bioplastiche (materiali biodegradabili) in quanto facenti parte della famiglia delle materie plastiche non potranno essere utilizzate!!!!
Non si capisce perché non venga riconosciuta la bontà di queste materie prime e l'idea di trasformare dei rifiuti in compost ossia un prodotto non inquinante e addirittura fertilizzante.
Il fatto che i materiali biodegradabili siano in massima parte prodotti in Italia ci fa pensare che dietro una decisione di questo tipo ci siano interessi dei singoli Stati membri.

L'obiezione poi che le stoviglie biodegradabili debbano essere messe al bando in quanto non si degradano nell'acqua del mare ci pare sinceramente IDIOTA: il problema è che un oggetto non si degrada in mare o il fatto che qualche imbecille pensa che sia più semplice gettarlo in acqua piuttosto che avviarlo verso un corretto sistema di gestione dei rifiuti???

Non ci resta che attendere le mosse del nostro Parlamento e sperare nel buon senso di tutti.

21 dicembre 2018

Posate e raccolta differenziata a Report

Risultati immagini per report rai 3




Abbiamo già detto più volte che a parer nostro il principale problema delle posate monouso in plastica è quello di non poter essere smaltite con gli imballaggi plastici.
I motivi che stanno dietro a questa scelta sono abbastanza incomprensibili e anacronistici.
Bisognerebbe considerare questo tipo di stoviglie imballaggi come del resto già si fa con le altre (piatti e bicchieri). In questo modo i produttori sarebbero obbligati ad indicare la materia prima utilizzata e a pagare un contributo al consorzio che si occupa del riciclo delle materie plastiche.
Se non si farà questo passo rischieremo di avere problemi burocratici anche con le posate in materiale biodegradabile e compostabile.
Del resto proprio recentemente la famosa trasmissione televisiva di Raitre, Report ha trasmesso un interessante servizio su un'azienda della provincia di Treviso che si occupa della raccolta dei rifiuti.
Come potete ascoltare dalle parole di un dirigente della Contarina (azienda 100% pubblica) le materie ottenute dalla raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, alluminio...) rappresentano un vero e proprio tesoro per i bilanci dell'azienda stessa.
Aumentare la percentuale di rifiuti recuperabile sarebbe evidentemente positivo sia dal punto di vista ambientale che economico. Non si capisce perciò perché non si aumentino le tipologie di prodotti recuperabili investendo magari sulle tecnologie necessarie a dividere e recuperare i vari materiali in modo sempre più efficiente